Se si litiga si è in due. Sempre. Anche se hai ragione. Se dall’altra non c’è disponibilità a parlarne con calma, non c’è necessità di alzare la voce. O di aggredire il prossimo. Basta chiudere la discussione sul nascere.
«Il cielo è azzurro»
«No, è rosa. Idiota»
«Ciao eh»
Non dare per scontato di essere nella ragione e non dare per scontato che le posizioni siano inconciliabili. Bisogna sempre cercare di comprendere bene come la pensa l’altro.
«Il cielo è azzurro»
«Il cielo è rosa»
Ma a che ora l’avete visto, il cielo?
Solo gli stupidi sono sempre coerenti. Se per coerenti s’intende non cambiare mai idea, non avere mai dubbi e procedere come un caterpillar. Invece fare una cosa e pensarne un’altra è ipocrisia.
«Ma sìììì, sono d’accordo con te» Muori, merda.
Sei sicuro di aver ascoltato quello che l’altro aveva da dirti? E tu? Ti sei espresso in modo di farti capire? No, non sono stato capito o tu sei un ignorante e non comprendi il mio linguaggio forbito non vale. La comunicazione è sempre a doppio senso.
Le persone non cambiano perché lo vogliamo noi. E soprattutto non cambiano per farci piacere. Se una persona non ti piace non la frequenti, punto. Chi ti dice che TU sei migliore di lui?
E anche vero il contrario però: non si cambia per far piacere al prossimo. Si cambia nel momento in cui ci rendiamo conto che non siamo felici, che qualcosa non funziona.
Un conto è scendere a compromessi, un conto è venirsi incontro a vicenda. Scendere a compromessi significa che io do a te, se e quando tu dai a me. Venirsi incontro invece significa che io vengo nella tua direzione perché ti voglio bene/ti rispetto/ho voglia di relazionarmi con te e tu fai lo stesso per gli stessi motivi. C’è differenza.
Il tuo tempo è prezioso. Usalo con chi e per le battaglie per cui ne vale la pena. Fai in modo di non arrivare al punto in cui penserai “Se l’avessi fatto prima” oppure “Quanto tempo perso”. Il tuo tempo deve essere prezioso anche per gli altri. Se fai qualcosa, quel lavoro ti deve essere riconosciuto e dev’essere utilizzato. Se non è così, forse hai sbagliato compagnia.
Dai valore a quello che gli altri ti offrono. Magari per te è un cosa da poco, ma non puoi sapere quanto sia costato all’altra persona. Questo significa non mettere se stessi e le proprie capacità al centro dell’universo e imparare a valutare le cose non come le faresti tu, ma in base alle forze altrui. Con «Io l’avrei fatto in metà del tempo» o «Che ci vuole» ti meriteresti… No, non ti meriteresti proprio nulla.
La cortesia non è solo un insieme di formule. Un saluto, un sorriso, una stretta di mano sono tutti gesti che fanno capire all’altro che non sei lì per minacciarlo/giudicarlo/aggredirlo. Accogli gli altri con calore. Vedrai che anche la persona più timida apprezzerà.
Smettila di lamentarti e se hai un problema risolvilo con chi di dovere. Piantala di tediare gli altri che magari all’inizio ti stanno anche ad ascoltare, però quando vedono che stai lì a piagnucolare giustamente dedicano il loro tempo ad altro. Se le persone con cui devi risolvere il problema non ascoltano/sono convinte di essere dalla parte della ragione/ecc. vedi il primo punto.
Piantala di dire che non hai pregiudizi/non dai giudizi/non sei prevenuto. Non è vero. È nella nostra natura cercare di individuare subito il pericolo, di scovare la gabula, di smascherare il tranello, cercare d’individuare il male e il bene. L’importante è sapere che la maggior parte delle volte siamo nel torto. A quel punto, vedi la regola numero due.
E per finire. Nei rapporti non ci sono regole predefinite, non ci sono comportamenti standard. Vale l’esperienza. E un po’ di buonsenso.
Non voglio sembrare sentenziosa o supponente. Queste considerazioni non vengono dall’alto della mia esperienza, ma dal basso dei miei errori. Per il resto, fate voi.