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È da un po’ di tempo che frequento FriendFeed e devo dire che offre spunti molto interessanti. Meno giargiattole di Facebook, meno utenti, più confronto.

Però ci sono i lati negativi che ogni tanto mi fanno venire voglia di cancellare il mio account come è già capitato su altre piattaforme.

In primis, chi è lì da più tempo si può permettere di sentenziare su cosa la community pensa, può fare, non può fare, su come ci si deve schierare, su come siano composti gli schieramenti, sul modo migliore di [azione a vostra scelta]. Dio (dea, dei, tutti i santi) grazie per averci dato hide e block, amen.

Poi, ogni occasione è buona per far scattare il flame. A quanto pare alcuni soggetti sono convinti che sia impossibile spiegare le cose con calma. E non è consentito avere idee diverse dalle proprie, perché se non la pensi come loro “sei un coglione, una capra, ecc.”, Oppure partono con la lagna dell’argomentazione. “Non hai argomentato/non sei coerente/non sei corretto/non hai letto”. Poco importa che loro abbiano spalato insulti su tutti, che siano odiati da tutti perché sono spocchiosi e non rendono conto che sbagliano nemmeno se metti cartelloni intermittenti e luminosi, perché loro passano il loro tempo sulle rete e quindi sanno di cosa parlano. E tu stai zitto, ignorante.

La cosa più divertente è vedere il loro feed/profili e scoprire che sono un cumulo di macerie in cui nessuno scrive mai o in cui intervengono sempre le solite quattro persone. Che lo scambio (perché internet serve a questo) per loro non esiste. Si vede dal loro atteggiamento, perché nel corso del tempo questo non cambia.

Si avvalgono dell’infinita risorsa che è l’anonimato, fanno i personaggi. Peccato che come nella realtà, gli altarini si scoprono subito.

Tristissimo vedere gente che non perde occasione di farsi pubblicità, anche se non c’entra nulla. Preferire che se fanno qualcosa che vogliono far sapere agli altri, la condividessero e non la imponessero.

Al che decidi di ignorare/cancellare/bloccare. E se (quando) lo scoprono, ti contattano per capire perché mai hai fatto una roba del genere, senza chiedersi se magari, ma solo magari hanno rotto con il loro spam, con le loro infinite lamentele sul tuo comportamento scorretto. La cosa più divertente sono i loro interventi, subito dopo i tuoi, che attaccano qualsiasi cosa tu dica. Peccato, peccatissimo che hai messo hide e quindi si suoi interventi non li vedrai mai.

Come nella vita, nei SN ci vuole selezione. Persone con cui pensi di poter parlare: follow. Persone che non t’interessa seguire: unfollow. Persone che ogni tanto di irritano: hide. Persone che troppo spesso ti irritano: block.

Libreria Volare

C.so Torino 44, 10064

Pinerolo (TO)

Tel. 0121.393960

Quando mi sono trasferita a Torino ho perso tante buone abitudini e tra queste c’erano le mie capatine da Volare, ai tempi una piccola libreria indipendente, oggi diventata grande.

Per me era davvero un posto meraviglioso. Io che amavo ( e amo tutt’ora) leggere, passavo il mio tempo a sfogliare libri e a provare a indovinare cosa si nascondesse sotto la copertina.

Volare è una libreria che si sviluppa su due piani. Il superiore era il mio preferito perché c’era la narrativa per ragazzi e bambini, ma anche i libri di fotografie. Poi crescendo ho imparato a esplorare tutte le altre sezioni.

Tanto spazio per la narrativa straniera e italiana, e perfino qualcosa in lingua originale. Fantasy, narrativa di viaggio, riviste, diari, calendari, cd. Si trova sempre quello che si cerca.

E se avete bisogno di aiuto c’è il personale che è sempre gentile, disponibile e competente. Fanno prenotazioni di libri on-line e hanno un piccolo catalogo con recensioni e libri consigliati da loro.

Hanno anche aperto un bar interno: organizzano presentazioni ed eventi vari. Presentazioni e bar sono ancora da testare.

Ho sempre prenotato da Volare i miei libri di scuola e non mi hanno mai deluso. Ho sempre trovato quello che cercavo .

Il locali sono ben illuminati e la disposizione delle varie sezioni è organizzata in maniera efficiente.

L’unica cosa che forse non mi piace è l’uscita posta in modo da obbligarti ad attraversare tutta la libreria. Fa un po’ Ikea.

Per il resto, è una delle poche librerie ancora gestite da librai e non da commessi che potrebbero vendere anche scarpe o patate. Da Volare, i libri, li leggono.

Cortesia: 9
Scelta: 9 (Ottimo il piano superiore per quanto riguarda la letteratura per ragazzi e per l’infanzia)
Reperibilità libri: 9 (solo state attenti, perché non vi terranno i libri in eterno. Giustamente.)
Locali: 10
Voto finale: 9 +

Sotto il tappeto.

C’è questo meccanismo perverso secondo il quale pensiamo che gli altri dovrebbero leggerci nella mente e sapere esattamente quello di cui abbiamo bisogno. Eh già, perché se siamo dotati di parola è per sparare cazzate ai provini del Grande Fratello, non per dire cose del tipo “sto male come un cane” o “quella cosa lì non mi sta bene”.

Io non so se sia colpa della TV o di internet o dei giochi violenti o di Sailor Moon che doveva farci crescere col cervello storto ma sempre più spesso mi imbatto in problemi di comunicazione.

“Ecco, lei/lui pensa quello di me”. Ma magari anche no, magari anche lui/lei ha la stessa convinzione. E se solo vi fermaste a considerare che abbiamo tutti paure e dubbi, e che i nostri problemi non sono gli unici al mondo forse non sarebbe poi così un dramma confrontarsi. No? Non credo che dall’altra parte ci siano persone che si credono perfette.

Soprattutto tra gli uomini c’è questa tendenza a credere che se ti tieni le cose dentro e fai il duro, allora sei un figo e non hai bisogno di nessuno. E infatti se ti nascondi dietro a un dito nessuno ti vede, nessuno capisce che sei represso e che hai una paura folle di scoprirti. E che scoprano – non sia mai – che sei un essere umano. Perché tutto sommato i veri “duri” sono quelli che quando hanno un problema, parlano e si espongono e perfino, udite udite, chiedono aiuto.

Oggi come oggi si sentenzia sulle boiate, si discute sul nuovo fidanzato della ex di Gigi D’alessio ma quando si tratta di affrontare i problemi personali in relazione a qualcun altro, l’effetto è quello della profezia del 2012. ‘Na traggedia.

Bravi/e continuate a nascondere tutto sotto il tappeto. Quando non riuscirete più a stare in piedi cavoli vostri.

Io vi avevo avvertito.

 

Nuove robe generiche…

Nell’ordine (ma anche no): un nuovo forum, un talent show, due nuovi libri, una nuova fiera, un nuovo anno insieme, un nuovo compleanno, forse forse una laurea nuova nuova, un nuovo nome (anche se quello già da un po’), nuove amicizie, nuove idee, nuove letture, nuovo libro per una vecchia idea. Poi? Qualcos’altro?

Parole nuove

E mi chiedo come fai dopo un anno a sopportarmi ancora. A non esserti stufato delle mie mille tare mentali, dei miei scleri incredibili, dei miei momenti “piu”, delle mie intolleranze (non alimentari). Come fa? si chiedono gli altri e me lo chiedo un po’ anche io. Più che un po’ a dire la verità. E forse non basta chiederselo. Forse devo riprender la storia dall’inizio, ma non è facile sai? Perché come mi hai detto tu non è detto che una storia debba essere raccontata cominciando dall’inizio, può essere che io debba cercare una diversa prospettiva. Cominciamo da ieri? O dal giorno prima? Da quando ci siamo svegliati uno accanto all’altra? Ma sì, cominciamo da qui.
E abbiamo pensato, almeno io ho pensato, che davvero non c’è nulla di più bello che avere freddo e abbarbicarsi a te come una bestiola e sapere che non ci sarebbe riuscita nessuna coperta a scaldarti così. E poi c’è lo stiracchimento e le coccole che se uno potesse svegliarsi ogni mattina così sarebbe sempre una bella giornata (pappagalli permettendo). E poi c’è la colazione e le brutte abitudini che mi hai trasmesso come quella di sedersi e godersi il latte, il caffè e i biscotti e quelle robe strane, calde, piatte molto inglesi ma anche molto poco da colazione. E sarà preparare pranzo mentre cerchiamo qualcosa che vada bene a tutti e due. Anche se sono piselli e i piselli non li mangi, però li hai assaggiati quelli che ho cucinato io. Mi accontento sai?
Anzi mi sento importante, perché nessuno è riuscito a farti fare il morto come ho fatto io e forse significa che per te sono speciale, che ti fidi davvero. Perché un conto è fare i giochini della fiducia quando sai che al massimo batti una culata, un conto è avere a che fare con l’acqua, la tua paura atavica. E poi mi chiedo come fai a tirare fuori foto così, che non sembro nemmeno io. E poi c’è quel naso camuso. E mi sento quasi in colpa, perché non sono mai stata vanitosa, ma tu hai un potere strano che mi fai sentire diversa. Non prenderla come una frase fatta, perché davvero quando guardo quelle foto non sembro io. Forse invece lo sono di più e tu sai semplicemente come tirarmi fuori.
E poi c’è quel “sì va bene” che all’inizio pensavo mi prendessi in giro o facessi l’accondiscendente. E invece no, tu su certe cose sei tutto tranne che accondiscendente. Ero così abituata a “no, non va bene” che mi sembravi falso o dettato da qualche doppio fine. Mi aspettavo da un momento all’altro che mi dicessi “ma sei scema? Ti ho detto che va bene così per non litigare, o perché tanto quando te ne vai faccio a modo mio”.
E non ce la faccio in cinquecento parole a dirti tutto quindi magari, forse, non so… aspetterò il prossimo anno nella speranza che di parole ne abbiano inventate di nuove, che possano dire tutto. Ma dubito.

Raccontino estivo a quattro mani. Io e Andrea l’abbiamo scritto sulla spiaggia, attirandoci le ire di mia madre che ha minacciato di sotterrare Andrea ;)

Enjoy!

Quattro genitori e un funerale.

Quell’estate gli amabili Arianna e Matteo avevano deciso di passare un mese assieme al mare. Non avevano considerato però che non sarebbero stati soli, ma avrebbero subito l’ingombrante presenza dei rispettivi genitori.

Fin dal primo giorno si erano accorti che tutti i discorsi erano monopolizzati dal padre di lei e dalla madre di lui, tanto da mettere a dura prova i nervi e la resistenza del resto della compagnia.

Più volte il padre di lui e la madre di lei dovettero inventare scuse ridicole per sottrarsi alle chiacchiere insistenti: simularono annegamenti, svenimenti, colpi di sole e spesso rimasero chiusi in cabina per interminabili mezz’ore. Ma peggio di tutti se la passavano proprio Arianna e Matteo, stretti nella morsa delle chiacchiere sull’andamento della borsa e delle cipolle sui piedi. Per questo escogitarono un piano pur fingendo di essere i soliti amabili figli di sempre.

I cadaveri vennero trovati all’alba mezzo sepolti sul bagnasciuga. Spuntava solo un braccio e un piede cipolloso.

Il bagnino estrasse i corpi e notò con sorpresa che erano il padre di Arianna e la mamma di Matteo.

La spiaggia si riempì in men che non si dica di carabinieri, vigili, pompieri, farmacisti, pescatori, idraulici e impiegati del catasto.

Qualcuno diffuse la voce che i colpevoli fossero i poveri consorti.

Dovete sapere che certe spiagge diventano come dei paesi. Tutti sanno tutto di tutti. Curiosamente la gente parteggiava per i due sopravvissuti.

Loro avrebbero fatto la stessa cosa, anche se non l’avrebbero mai ammesso.

I figlioli scoppiarono a piangere e si abbracciarono. “Che tragedia, che disperasiun” dissero i bagnanti, impiegati del catasto compresi.

Pochi minuti dopo arrivarono anche le televisioni locali e i giornalisti che, captando le voci sospettose, annunciarono che i colpevoli erano inequivocabilmente i due genitori superstiti.

Da lì iniziò il linciaggio e i poliziotti dovettero intervenire per salvare i due.

Furono portati in questura e lì passarono il resto della loro vacanze continuando a proclamare la loro innocenza.

Da quel momento finalmente Arianna e Matteo poterono godersi le loro prime vacanze insieme.

Un impiegato del catasto che stava passando sul bagnasciuga mentre i due ragazzi si scambiavano effusioni li sentì dire «Proprio una bella idea.»

A Poet Friend

Facebook ti rimette in contatto con persone che pensavi non avresti rivisto mai più, persone che hanno fatto parte della tua vita e magari che ricordi anche con nostalgia per i vecchi tempi.

E invece ecco che vedi la sua foto in mezzo agli amici di amici, e allora lo aggiungi. E scopri dopo dieci anni che avete ancora qualcosa in comune. L’attenzione per le parole.

Benvenuto Roberto ;)

Cliccate sull’haiku

Rovi

Rovi taglienti

come parole d’odio

crescono rose

Roberto Montanari.

Censura

A Torino, in via Po, a pochi passi dall’università avevano aperto al pubblico una stanzetta che dava sui portici. Non ricordo a che cosa fosse adibita prima: quel giorno andando a lezione l’avevo vista zeppa di libri accumulati in mucchi che arrivavano al soffitto; naturalmente ero entrata e mi era sembrato di sognare, perché tutti quei libri erano americani, la maggior parte in quelle strane edizioni orizzontali con la copertina gialla delle Forze Armate Americane, inventate perché i soldati in guerra leggessero qualcosa che li distraesse dall’assurdità di quello che si trovavano a fare. Il  formato era studiato perché entrasse nelle tasche delle uniformi.

Mi aveva subito raggiunta Cesare Pavese. Abbiamo passato quei libri uno per uno, a volte piangendo di commozione, a volte ridendo di gioia, sempre sognando che libertà di leggerli non venisse mai più offesa, né in Italia né in nessun paese del mondo.

Diari 1917-1973 – Fernanda Pivano

Da Liber(i) tutti un po’ di Liblog.

Liblog è uno di quei blog da consultare tutti i giorni da chi ama i libri ma anche da chi vuole solo un buon consiglio su cosa leggere.

Il team è molto ben organizzato e gli aggiornamenti sono continui.

La parte che però interessa di più a noi è quella che tratta di editoria. Ci sono varie categorie dedicate all’argomento. Comincio a segnalarvi questa: Vita da Editor(e) in cui Livia, capo redattrice del blog e comproprietaria della Tanit, nuovissima casa editrice siciliana. Livia è molto competente e sempre chiarissima. Non si rivolge solo agli addetti ai lavori ma anche a chi vuole scoprire questo mondo complicato e vastissimo.

Ecco un post interessante nonché il primo della categoria.

Enjoy ;)

Mi scusi, lei che mestiere fa?

Non è un mistero che io sia un editore, qualunque cosa questo significhi. Ho la fortuna di avere quindi un punto di vista privilegiato sul mondo della scrittura, lettura, pubblicazione. Ma sembra che il mio mestiere sia tutto sommato un po’ anonimo e un po’ idealizzato.

Quando si parla di editori sembra che istintivamente la gente si figuri un uomo dietro una scrivania, imperioso, che decide le sorti degli autori, un pezzo grosso; oppure che pensi ad una specie di tipografo, da cui andare per trasformare il proprio scritto in “libro”. Quasi nessuno pensa a gente che fa un mestiere, quello dell’imprenditore, per essere esatti.

In realtà un motivo c’è: in Italia esistono migliaia di imprese registrate come “editrici”, ma a ben guardare sono pochi grandi gruppi con produzioni che spaziano in ogni settore (penso a Feltrinelli, Mondadori, Mauri Spagnol), qualche medio editore ostinato, ed una selva di piccoli editori, onesti e meno. Noi apparteniamo alla categoria piccoli e onesti, e la vita quiggiù non è facile.

A me ed ai miei tre compagni di (s)ventura capitano sempre episodi un po’ strani. Sarà la nostra Maori way o le facce che evidentemente ispirano la pazzia, ma le situazioni in cui ci troviamo passano dal comico al grottesco, in genere nell’arco di pochi secondi. E la maggior parte delle volte succede con gli autori specie negli incontri faccia a faccia, cui non ci neghiamo.

Ancora mi sorprendo, ma va così:

- Buongiorno sono XYZ, ho pubblicato ABC e DEF e vorrei che valutaste il mio libro.
- Certo, nessun problema. Per chi ha pubblicato prima?
- Per Questo e Quello (in genere due editori a pagamento). A proposito, qual è il vostro costo?
- Non capisco cosa le interessi quello che spendiamo come editori…
- No, quanto mi costa pubblicare con voi?
- Guardi, siamo editori, noi paghiamo l’autore, non viceversa. L’editore è un imprenditore che rischia il capitale su un progetto.
- Vabbé, ma quante copie mi devo comprare?
- Nessuna. Lei ha diritto per contratto ad un tot di copie a suo uso.

A quel punto fanno una faccia allibita: allora non è vero che si pubblica sempre pagando, non è normale! Poi, ancora increduli, ti squadrano meglio, e sembra proprio stiano pensando “Chissà quando arriva la fregatura“. E se ne vanno, confusi. Non ti considerano quasi più un editore: non hai fatto grandi promesse di successo assicurato, non hai detto che il loro testo è perfetto.

Ma io, allora, che mestiere faccio?

Fonte

Cento Post – Auguri Tela

Inizio

20 Gennaio 2008

Eccoci qui un altra volta.

Anno nuovo, blog nuovo.

Non è la prima volta che mi ritrovo a cercar le giuste parole per dare un degno inizio al mio blog.
Non importa se non diventerò una scrittrice, spero solo che ci sia qualcuno che legga.

La matassa

1 Marzo 2008

I grandi cambiamenti sono frutto di un alchimia di piccoli gesti ed eventi che paiono insignificanti.
[...]
Visto dal di fuori sembra quasi che tutto abbia un senso.

Febbre

2 Marzo 2008
Voglio urlare.
Voglio andare via.
Voglio cambiare il mio mondo.
Strappare questa vecchia carta da parati e vedere se posso cominciare di nuovo.
[...]
Voglio solo guardarmi allo specchio e sapere che non mi odio per non aver preso il controllo della mia vita.

Tanto tempo fa… c’ero io.

16 Marzo 2008 di Carlotta

[...]
Improvvisamente la riconosco, e con lei tutto il resto.
Vorrei correre ad abbracciarla, dirle di non perdersi lungo la strada.
La fisso negli occhi, gli stessi che vedo ogni mattina allo specchio. E so che sono io.
Ma prima di poter dire qualsiasi cosa mi sveglio.

Carta e Inchiostro

10 Aprile 2008 di Carlotta

È isolarsi dal mondo.
È immergersi in storie meravigliose.
È perdere la cognizione del tempo.
È conoscere nuove persone tanto sembrano vivide le vite che leggi.
È amare incondizionatamente.
E nella mente tutto prende vita.

Giornata di sole

7 Maggio 2008

Oggi mi sono presa un’ora solo per me.

Non me ne frega niente…

11 Giugno 2008
Non me ne frega niente se pensate che sono strana.

Non sono io ad essere strana e che voi siete delle pecore.
Non me ne frega niente se quando vi parlo dei miei principi ridete.
Lo so che vi sembra strano, ma sono questi che mi fanno scegliere le mie battaglie.

It’s for the Best

6 Luglio 2008
Improvvisamente ti ritrovi sola.
Ed è colpa tua, perché sei tu che l’hai messo al centro del tuo mondo.
E ora devi ricominciare tutto da capo.

Dirti addio

21 Settembre 2008

Ti nascondono da sguardi indiscreti. Io posso vederti solo perché so dove guardare.

Agli amici.

15 Ottobre 2008

Talvolta gli amici ti sorprendono.
Proprio quando pensavi di essere sola, proprio quando pensavi che nessuno ti avrebbe mai capita, proprio quando sentivi che la solitudine strisciava subdola e ti strappava centimetri di sole, loro arrivano e ti sorprendono nei modi più insperati.

Il vento sta girando

27 Ottobre 2008

Oggi ho camminato per le strade di Torino con le cuffie nelle orecchie.

Ho canticchiato tutto il tempo. Nonostante la giornata uggiosa sento la primavera.

Era tanto che non canticchiavo. Segno che il vento sta girando?

Cambiamento 2° parte

21 Novembre 2008

Il cambiamento parte da dentro noi stessi. C’è qualcosa che innesca un meccanismo inarrestabile e sono spesso le persone che ci vogliono bene a farlo scattare.
ma quello di cui sono fermamente convinta è che fondamentalmente dobbiamo essere pronti, dobbiamo essere terreno fertile perché il cambiamento attecchisca.

“Tu sei come un bulbo piantato in un vasetto che fa venire fuori una piantina di fiorellini, piccoli piccoli, fragili fragili. Appena li tocchi cascano giù. Invece tu devi diventare…”
“Come un cactus?”
“Esatto. Un cactus”
“Sempre saputo di fare la fine di una pianta gran… grassa”

Sapersi comportare.

21 Marzo 2009

Ma loro? L’impressione che mi hanno dato questi individui è che siano persone estremamente frustrate, esattamente come quelli che vanno a picchiarsi allo stadio. Non è una questione di principio, è una questione di marcare il territorio.

E sono pianti. E sono sorrisi. E sono cento post con voi.
Grazie.

Carlotta.

P.S. Ma un salutino me lo lasciate? Sì, anche voi, lurker, che lo so che siete lì a leggiucchiare senza farvi vedere. Ma fate un’eccezione ;)

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