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Ecco qualche chiave di ricerca del mio blog.

Sento un pigolio nel tetto: chiama l’esorcista.

Prosciutto effetti: allucinogeni, a giudicare da questa domanda.

Quante carlotta ci sono nel mondo? +1

Perché la frizione gratta:

Problemi coniugali: No.

Tema sulla pigrizia:… per restare in tema non sprechiamoci.

Io voglio sposarmi ma in realtà tu no: … chiediti perché

Spero di sbagliarmi

Ultimamente mi sono scontrata con una serie di delusioni che mi hanno fatto dubitare della strada intrapresa sia dal punto di vista personale che dal punto di vista professionale.
Intanto, l’Arcilettore ha chiuso i battenti. Organizzava a mio parere uno dei premi più interessanti del panorama italiano perché la giuria era composta da lettori comuni. Vinceva il libro che piaceva di più ad una giuria di lettori, punto. I fondi sono venuti a mancare e l’associazione chiude. Non c’è più interesse da parte delle istituzioni. E quando succede a chi ti ha sostenuto e seguito in maniera assolutamente disinteressata, non puoi fare a meno di chiederti se anche tu non ti sei incamminato su una strada che non ti porta da nessuna parte.
Dei nostri colleghi editori ci hanno detto che vogliono chiudere l’attività. Non ce la fanno più. È brutto vedere chi ha un sogno come il tuo arrendersi al fatto che per il loro lavoro non c’è interesse.
E poi c’è questa filiera del libro che non funziona soprattutto per gli editori. Perché alla fine i primi a perderci soldi sono loro, che stampano i libri, che si occupano di farli recensire. Poi scopri che il libraio fa finta che non esisti per non doverti ordinare, che il distributore non ti fa arrivare i libri, che quello non paga, l’altro falsifica sui rendiconti. E tu non hai alcun modo per difenderti.
Forse non è chiaro che l’editore a) non guadagna, b) non lavora per essere fregato dagli altri, c) non è un mecenate, ma un imprenditore.
E poi vedi in TV le pubblicità di case editrici a pagamento. Loro questi problemi non li hanno certo. Per loro la distribuzione non è un problema, neanche i rendiconti perché tanto i soldi se li fanno dare dagli autori.
La cosa che mi dà il nervoso è sentire qualche genio che si lamenta che c’è la dittatura, che il governo fa censura. Poi però se chiedi l’ultimo (ma anche non l’ultimo) libro letto ti dicono il bestsellerone dal centomila copie vendute. Il problema è che noi la dittatura ce la meritiamo. Se volevano lobotomizzarci ci sono riusciti.
Ci hanno convinto di non avere scelta anche quando ce l’abbiamo. Non serve a niente cercare di proporre qualcosa di diverso.
A volte ho l’impressione che non ci sia speranza.

Spero di sbagliarmi.

Mi dispiacerebbe assai

Mi dispiacerebbe assai iniziare l’anno sul blog con un papiro su ciò che è recentemente accaduto nel mondo delle fanfic, soprattutto perché non me ne frega poi così tanto se non per le persone che ci sono rimaste sotto veramente e che sono state perseguitate fino alla crisi e a farle rinunciare a ciò che amavano. Cosa che in ambito di FF è capitato anche a me: quando ho visto che gente girava non sono più riuscita ad appassionarmici davvero. Col senno di poi, meglio così. Come mi diceva sempre mia sorella era ora di “provare a fare qualcosa di più serio”.

Io e il cartello

Mostrate anche voi che non siete dei fake. Munitevi di cartello, scattatevi la foto. Rivendicate la vostra identità, o internauti che vagate per codesti lidi.

Chi si aggrega a questo giochino? ;)

Anonimato: ora basta

Comincio ad odiare l’anonimato sul web, anche se continuo a pensare che le farneticazioni di qualche politico per abolirlo sono, appunto, solo farneticazioni che mi auguro non verranno mai ascoltate. FB ha un grande pregio: essendo in teoria obbligati a mettere nome e cognome, la gente si deve prendere la responsabilità di quello che fa. Eppure è il più bersagliato.
Ma su blog, forum, SN vari ci vuole davvero nulla a mettere un nome falso e a permettersi di dire quello che si vuole. Tanto mica sanno chi sei, no?

Forse non l’ho mai detto, ma il motivo per cui DabriaTiann è scomparsa dal web per lasciarmi il posto è che ne avevo abbastanza di gente abituata a mascherarsi dietro a falsi nomi, a IP dinamici, false identità e tutte le beghe assurde che ne conseguono. Se io faccio qualcosa in cui credo non vedo perché non metterci nome e cognome. Una volta si usava il nick perché se magari eri minorenne, un nome falso poteva proteggerti.

I miei mi ripetevano sempre di non mettere i miei dati, di non dare mai il mio nome, di non dare confidenza. Oggi, oltre al fatto che sono maggiorenne, esiste la tutela della privacy e se tutto sommato mi comporto in maniera corretta non vedo perché dovrei fare le cose sotto falso nome.

Per quanto mi riguarda d’ora in poi rifiuterò di collaborare con gente di cui non so nome e cognome, che si nascondono dietro ad un nome falso. Se non ho garanzie di chi ci sta dietro per me le porte sono chiuse. Pretendo che siano persone fisiche che posso contattare e che si prendano responsabilità di ciò che fanno.

Questo riguarda anche il BlaBla Hotel.
Gli utenti che sono lì solo per partecipare rispettando le regole che, tutto sommato, non mi sembrano tante, sono liberi di fare ciò che preferiscono. Posso anche capire che non vogliano sentirsi sotto esame.

Semplicemente non accetterò affiliazioni, collaborazioni, gemellaggi da gente che non so chi sia (mentre lo spam è aperto a tutti), cancellerò tutti i link di gente che sospetto sia lì solo per farsi pubblicità. Sarà che sono diffidente e magari il forum ci rimetterà in visibilità, ma non intendo lasciare spazio a persone che se ne sbattono dello spirito del forum/blog/iniziativa per fare i propri comodi.

Se ci saranno altre Case Editrici che metteranno il loro logo sul forum, pretendo di dare loro la sicurezza che ogni decisione e rapporto con l’esterno sia regolato da un rapporto di fiducia basato sull’onestà.
Non si può accusare gli altri di essere disonesti e poco corretti se poi siamo i primi a non prenderci la nostre responsabilità.

La domanda che mi viene quando ho a che fare con questa gente è: cosa devi nascondermi? E perché dovrei fidarmi di te?

Caro Babbo Natale.

Caro Babbo Natale,
ti scrivo questa letterina dopo tanto tempo perché ho un sacco di cose da chiederti. E no, non voglio I-Phone e nemmeno l’ebook-reader (ché per ora è un po’ ‘na ciofeca).

Ho fatto più o meno la brava. Meno che più, probabilmente.

Caro Babbo Natale lo so che ti chiedo tanto, ma io a chiedertele queste cose, ci provo comunque.
Vorrei sentirmi dire che scrivere è difficile, che non è come partecipare a una blog novel, che non è un gioco da ragazzi, che non basta avere tante buone idee. Voglio sentirmi dire che la parola “fine” è solo l’inizio di un lungo lavoro. Ecco sì, questo mi piace.

Fammi arrivare qualche bel manoscritto e che quelli che verranno pubblicati nel 2010 siano belli e non ci siano intoppi.

E poi vorrei che scrittori/editori evitassero di dire agli altri cosa devono fare, come devono comportarsi, come è fatto questo o quell’altro genere, che evitassero di parlare di onestà intellettuale, che smettessero di pontificare, di accademizzare, di parlare di tutto tranne che di quello che conta davvero: la storie. Insomma, toglieresti a ’sta gente un po’ di spocchia, ché tutto sommato non me ne frega un cippa di chi/cosa/perché hanno pubblicato. Alla fine ciò che conta davvero é cosa piace a noi.

Caro Babbo Natale, regalami la soddisfazione di ricevere qualche lettera del tipo: “Ho letto [titolo del nostro libro]. Mi è piaciuto tanto. Vi mando il mio libro perché ci tengo a pubblicare con voi.”
Fa’ che i librai si facciano furbi e facciano arrivare i nostri libri a chi li chiede. Anzi fai una cosa, diventa il nostro distributore-libraio e portali tu i nostri libri ai lettori. Tanto durante l’anno che c’hai da fare?

Fa’ che quest’anno sia decisivo per noi, che i nostri autori si facciano ripubblicare da grandi case editrici, che i loro libri vengano tradotti all’estero e, se non puoi darmi questo, che quanto meno siano soddisfatti di restare con noi e continuino ad aiutarci.

Ho fatto la buona. Mi sono impegnata e loro anche. Non ce lo meritiamo un premio, qualche soddisfazione? Sono bravi ragazzi (anche se leggendo i libri di Belial non si direbbe ma, giuro, non va in giro con mannaie nascoste nei calzini.)

Caro Babbo Natale, in Italia i giovani sembrano tutti assassini, criminali, fannulloni. Vuoi premiare noi che dopotutto stiamo cercando di fare le cose per bene? Che stiamo lottando per il nostro bel sogno? Che non ci teniamo particolarmente ad andare al Grande Fratello?

Caro Babbo Natale, se mi fai qualcuno di questi regali ti offriamo un giro di servizi editoriali. Tu ci dai quello che hai scritto (sì, lo so che anche tu hai un manoscritto nel cassetto. Tutti hanno scritto qualcosa) e noi te lo confezioniamo per benino.

Babbo Babbino non voglio vestiti, o robe tecnologiche, nemmeno un fidanzato che ce l’ho già. Mi basta e mi avanza. Sono una donna di poche pretese. Basta che ci fai diventare molto ricchi e molto famosi.
Che ci vuole?

Carlotta

P.S.: Auguri eh, non mi sono dimenticata ;)

Ho aperto un forum a cui stavo pensando da tempo. Lo trovate qui. E qui la stampa.it con un articolo di Mara Dalmazzo.

Per ora non c’è molto movimento e gli utenti sono pochi. Non voglio affrettare le cose e soprattutto voglio evitare di attirare gente non propriamente interessata ai libri (ad esempio, gente che vuole solo trovare contatti per pubblicare).

Il forum vuole essere terreno di scoperta e di confronto. Un luogo dove dissotterrare quelle perle che in genere vengono nascoste dalle maree di libri da supermercato.

E poi, il pregio delle piccole cose editrici indipendenti è che dietro c’è un numero ristretto di individui. Non si parla più di monopoli senza volto ma di persone che si mettono in relazione e rispondono e discutono e chiariscono.

Voglio anche vedere se da parte degli editori c’è voglia di confrontarsi, di mettersi in gioco e magari di provare a cercare le cose che ci accomunano.

Andrea mi ha aiutato a pensarlo, Livia mi aiuta con la moderazione insieme all’Elfo e partecipa con la sua Tanit, Chiara Scavino ormai è stata nominata grafica di fiducia.

Certi viaggi non è possibile farli da soli.

La Fiera della piccola e media editoria di Roma è stata un’esperienza interessante sotto molti punti di vista.

Intanto adoro l’aria che c’è quando s’inizia ad allestire. Nel momento preciso in cui metti piede per la prima volta all’interno dell’edificio ti sembra di fare parte di un gruppo di eletti. Nessuno a parte gli addetti ai lavori vedrà gli stand vuoti e i libri imballati. Nessuno percepirà quella sensazione di attesa e anche di speranza. Loro verranno lì e di questo non sapranno nulla.

Il contatto con la gente mi piace nonostante sia normalmente una sociopatica. Il confronto è sempre utile per capire se quello che fa va bene, se è d’impatto.

E poi ci sono i tuoi colleghi, che non sono come i colleghi d’ufficio che vedi sempre. Ci si vede una, due, tre volte l’anno. Ci si confronta, ci si parla, ci si guarda intorno. E ogni tanto si condivide lo stand come abbiamo fatto con Intermezzi.

Una convivenza paciosa, pacifica, piacevole. Parecchio difficile quando si deve stare tante ore in un posto, in mezzo la casino.

Stupisce vedere quante piccole/medie case editrici ci siano e a maggior ragione quanta differenza ci sia tra i loro prodotti. Basta poi parlare un po’ con i proprietari per capire molto della loro politica editoriale. Anche se in questo lavoro non si può dare nulla per scontato.

E la competizione? Sicuramente c’è. Ma è quella competizione sana di chi vuole fare del suo meglio, di chi vuole riuscire senza scendere a compromessi.

E poi ci sono i comuni denominatori.

Il volersi distinguere da coloro che apparentemente fanno il tuo stesso mestiere ma  hanno scopi diversi. La ricerca di qualcosa che nessuno ha ancora scoperto. Il voler cambiare la propria prospettiva del mondo e quella degli altri. La voglia di lavorare sempre meglio e di trasmetterlo a chi compra il tuo libro. La soddisfazione di sentirsi ringraziare da chi lavora con te. La consapevolezza di mettere in gioco tutte le tue forze e le cose in cui credi. Il tenere in conto che spesso i sogni non diventano realtà.

Ti fa pensare che sia possibile qualcosa di diverso.

Roma e radio

Ieri su FriendFeed, Foxart inserisce questo intervento:

Qualche volenteroso vuole farsi leggere il blog in diretta con Web o’Clock su Radionation questa sera? Suggeriteci un post :-)

Mi sono detta perché no? Il post sull’impaginazione era carino no?

E così ieri sera il mi post è finito in radio. E io non ho sentito perché sono ebete e pensavo che fosse domani. Cioè oggi…

I commenti in questo caso NON sono graditi.

Li ringrazio tantissimo anche per le bellissime parole spese. Sappiate che vi seguo.

E voi seguiteli qui.

Da domani sarò a Roma. Sto preparando al valigia e un bel block-notes su cui prendere tanti appunti.

Venite. Questa è una bella occasione per scovare un po’ di nuovi autori e fare qualche regalo di Natale.

Occhio a quello che comprate. Non tutti i piccoli editori sono uguali.

WebsiteHorror offre una vasta scelta di articoli stregati. Io ci farei un giro ora che ci avviciniamo al Natale. Ogni oggetto ha una storia raccontata da scrittori e lettori che hanno deciso di disfarsi di questi oggetti stregati e pericolosi.

Ma c’è una sorpresona.

Abbiamo il piacere di annunciare che ricaveremo un’antologia dal Websitehorror. L’antologia verra’ pubblicata ad Halloween del prossimo anno. L’editore sara’ Intermezzi. I curatori dell’antologia saranno il sottoscritto Marco Candida e Chiara Fattori. [Leggete il resto]

Io fossi in voi avrei molta molta paura O-o Sarà stregata anche quella?

Se si litiga si è in due. Sempre. Anche se hai ragione. Se dall’altra non c’è disponibilità a parlarne con calma, non c’è necessità di alzare la voce. O di aggredire il prossimo. Basta chiudere la discussione sul nascere.

«Il cielo è azzurro»

«No, è rosa. Idiota»

«Ciao eh»

Non dare per scontato di essere nella ragione e non dare per scontato che le posizioni siano inconciliabili. Bisogna sempre cercare di comprendere bene come la pensa l’altro.

«Il cielo è azzurro»

«Il cielo è rosa»

Ma a che ora l’avete visto, il cielo?

Solo gli stupidi sono sempre coerenti. Se per coerenti s’intende non cambiare mai idea, non avere mai dubbi e procedere come un caterpillar. Invece fare una cosa e pensarne un’altra è ipocrisia.

«Ma sìììì, sono d’accordo con te» Muori, merda.

Sei sicuro di aver ascoltato quello che l’altro aveva da dirti? E tu? Ti sei espresso in modo di farti capire? No, non sono stato capito o tu sei un ignorante e non comprendi il mio linguaggio forbito non vale. La comunicazione è sempre a doppio senso.

Le persone non cambiano perché lo vogliamo noi. E soprattutto non cambiano per farci piacere. Se una persona non ti piace non la frequenti, punto. Chi ti dice che TU sei migliore di lui?

E anche vero il contrario però: non si cambia per far piacere al prossimo. Si cambia nel momento in cui ci rendiamo conto che non siamo felici, che qualcosa non funziona.

Un conto è scendere a compromessi, un conto è venirsi incontro a vicenda. Scendere a compromessi significa che io do a te, se e quando tu dai a me. Venirsi incontro invece significa che io vengo nella tua direzione perché ti voglio bene/ti rispetto/ho voglia di relazionarmi con te e tu fai lo stesso per gli stessi motivi. C’è differenza.

Il tuo tempo è prezioso. Usalo con chi e per le battaglie per cui ne vale la pena. Fai in modo di non arrivare al punto in cui penserai “Se l’avessi fatto prima” oppure “Quanto tempo perso”. Il tuo tempo deve essere prezioso anche per gli altri. Se fai qualcosa, quel lavoro ti deve essere riconosciuto e dev’essere utilizzato. Se non è così, forse hai sbagliato compagnia.

Dai valore a quello che gli altri ti offrono. Magari per te è un cosa da poco, ma non puoi sapere quanto sia costato all’altra persona. Questo significa non mettere se stessi e le proprie capacità al centro dell’universo e imparare a valutare le cose non come le faresti tu, ma in base alle forze altrui. Con «Io l’avrei fatto in metà del tempo» o «Che ci vuole» ti meriteresti… No, non ti meriteresti proprio nulla.

La cortesia non è solo un insieme di formule. Un saluto, un sorriso, una stretta di mano sono tutti gesti che fanno capire all’altro che non sei lì per minacciarlo/giudicarlo/aggredirlo. Accogli gli altri con calore. Vedrai che anche la persona più timida apprezzerà.

Smettila di lamentarti e se hai un problema risolvilo con chi di dovere. Piantala di tediare gli altri che magari all’inizio ti stanno anche ad ascoltare, però quando vedono che stai lì a piagnucolare giustamente dedicano il loro tempo ad altro. Se le persone con cui devi risolvere il problema non ascoltano/sono convinte di essere dalla parte della ragione/ecc. vedi il primo punto.

Piantala di dire che non hai pregiudizi/non dai giudizi/non sei prevenuto. Non è vero. È nella nostra natura cercare di individuare subito il pericolo, di scovare la gabula, di smascherare il tranello, cercare d’individuare il male e il bene. L’importante è sapere che la maggior parte delle volte siamo nel torto. A quel punto, vedi la regola numero due.

E per finire. Nei rapporti non ci sono regole predefinite, non ci sono comportamenti standard. Vale l’esperienza. E un po’ di buonsenso.

Non voglio sembrare sentenziosa o supponente. Queste considerazioni non vengono dall’alto della mia esperienza, ma dal basso dei miei errori. Per il resto, fate voi.

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